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Memorie
di Papà
(La sua carriera calcistica)

Padova,
28/03/2000
Il mio nome è Enzo Romano, sono nato a Basiliano (Ud) il 10.07.1920.
Sono l'ultimo di 10 figli (il settimo figlio maschio).
I miei genitori erano Serafino e Virginia
e sono stati dei genitori esemplari, avevano una grossa azienda agricola
che dava lavoro a tutti i figli e ad altra gente del paese; ricordo
che avevamo trebbie, mulino, elettricità, campagna, stalle, cantine,
si producevano formaggi e vini, nonostante ciò credo di essere l'unico
friulano astemio.
Poiché avevo poca voglia di studiare, (ho
frequentato fino alla VI classe elementare a Basiliano, allora esisteva
la VI classe), lavoravo nell'azienda di famiglia, ma appena mi era
possibile, all'insaputa di mio padre che la considerava una perdita
di tempo, andavo nel campo parrocchiale ad inseguire la mia vera passione:
giocare al calcio, (magari con la complicità di mia sorella Maria
che teneva nascosto per quanto possibile, questo nostro segreto).
A quel tempo sapevo solo che avevo una gran voglia di giocare a pallone,
indipendentemente dal ruolo che mi proponevano; fu per caso che mi
assegnarono il ruolo di portiere in una partita e da lì scopersi la
mia vera attitudine.
Giocai nella squadra del Basiliano, in Sezione
Propaganda (così si chiamava allora), fino all'età di 19 anni, anno
in cui partii per il servizio militare, destinato al 2° Genio Pontieri
di Piacenza. Durante quel periodo giocai nella mia prima vera squadra,
il Parma che militava in serie C. Riuscii a giocare solo poche partite,
perché di lì a poco mi mandarono in guerra in Africa e precisamente
in LIBIA (Bengasi, Tobruk) fino al 1942.
Lì mi fecero prigioniero, ma nonostante questa
disavventura ebbi la fortuna di giocare 2 partite di calcio con una
squadra inglese (ero l'unico prigioniero che giocava in squadra).
Le mie furono due ottime prestazioni, tanto da meritare l'attenzione
di un ufficiale inglese, probabilmente appassionato di calcio, il
quale al termine del torneo dimostrò considerazione e simpatia nei
miei confronti, tanto da mandarmi a chiamare e chiedermi se era molto
che non vedevo l'Italia e se mi sarebbe piaciuto tornarci.
Figuratevi la mia gioia quando di lì a pochi
giorni mi sentii chiamare per essere imbarcato in una nave che andava
in Italia!
Non rividi più quel Ufficiale, ma sono certo
che il mio ritorno è opera sua e probabilmente la mia "SORTE" (in
tutti i sensi) è stata determinata proprio da lui. Lo ricorderò per
sempre come "il mio benefattore".
In Italia sbarcai a
Napoli e in seguito fui inviato ad Arezzo, città in cui giocai per
1 anno in un campionato misto (A, B, C) e vincemmo il girone. Con
questa squadra ci spostammo a Padova, città con cui il nostro comandante
fece la fusione. Lì accettai di giocare come secondo portiere (il
portiere titolare era Luisetto).
Feci comunque il mio debutto in campionato nella
partita contro la Reggiana nella primavera del 1946, partita terminata
con risultato di 0-0.
Nel 1947 mi diedero il congedo e nel 1948
fui mandato in prestito alla squadra del Treviso. Nello stesso anno
mi sposai e nacque la mia cara e prima figlia, Eliana.
Tornai a Padova che allora era in serie A,
ancora come riserva a Luisetto. Nel Campionato 1949/50 divenni portiere
titolare in serie A, ben 33 partite su 36. Fu la mia epoca d'oro,
il periodo delle grandi soddisfazioni, che ricordo sempre con
orgoglio e tanta nostalgia.
Dopo 4 anni retrocedemmo in Serie B e durante il
Campionato 1953/54 smisi di giocare, (la mia ultima partita fu contro
la Marzotto, nel Maggio del 1953). Alcuni incidenti …di percorso (2
volte commozione cerebrale, peritonite ed altro), mi hanno costretto
a prendere questa sofferta decisione). Nel 1955 stabilii definitivamente
la mia residenza a Padova dove acquistai un Bar al quale misi il nome
di "BAR ROMANO", in Corso Vittorio Emanuele, non casualmente a due
passi dallo Stadio APPIANI che mi aveva visto partecipe di tante emozioni.
Avevo fatto fare un'insegna luminosa stilizzata
con la forma di un portiere in elevazione con in mano un pallone (a
ricordo delle mie, a volte rovinose, uscite che mi avevano fatto meritare
dai giornalisti il titolo di "kamikaze"), avevo fatto apporre alle
porte di entrata due mezzi palloni di cuoio che fungevano da maniglie.
Per molto tempo quello fu il ritrovo di giocatori
e tifosi che sapevano di trovare il loro "ambiente naturale" e per
me fu quasi vivere la continuazione di una storia meravigliosa. Per
18 lunghi anni fu la fonte di reddito della mia famiglia. Mia moglie
fu una splendida compagna di lavoro e di vita ed ha contribuito con
molto sacrificio alla riuscita di questa impresa.
Nel 1962 la mia DINA mi ha regalato un'altra
cara figliola, Sara, purtroppo nel 1989 mi ha dovuto lasciare prematuramente
solo. Nel 1973 vendemmo il Bar anche per i problemi di salute di mia
moglie ed ebbi la fortuna, all'età di 53 anni, di trovare lavoro come
usciere presso una grossa ditta di Padova,
nel 1985 andai in pensione e mi ritrovo alla bella età di 80 anni
a raccontare questa mia storia, per fortuna ancora abbastanza in salute
ed autosufficiente, tant'è che vivo solo da quando la mia cara Dina
mi ha lasciato e mi organizzo la vita di tutti i giorni.
La mia carriera calcistica è costellata di
parecchi splendidi ricordi come ad esempio a Milano contro l'INTER,
durante il Campionato 48/49, l'INTER era in testa e noi oltre metà
della classifica, ricordo che la partita era stata rinviata per nebbia.
Nel recupero infrasettimanale ero andato come riserva, invece mi hanno
messo in squadra e riuscimmo ad ottenere un fantastico pareggio (1-1).
Provai una grande emozione personale in quanto
ero riuscito a salvare numerose azioni da goal, tant'è vero che all'uscita
trovai centinaia di persone (anche milanesi) che erano ad attendere
per manifestare il loro entusiasmo e si complimentarono con me per
l'ottima prestazione. Ancora nel 48/49 una magnifica vittoria sulla
Juventus a Padova con un impensabile 3-0 nell'ultima partita di Campionato.
Ricordo nel Campionato 49/50 il fantastico derby VENEZIA - PADOVA
che terminò con un bel 0-8. E ancora contro il MILAN (2° in classifica),
partita giocata a Padova (penultimo), nel Campionato
51/52 in cui riuscimmo a portar via un meraviglioso 5-2.
Ogni Campionato era davvero sofferto perché
si lottava continuamente per non retrocedere, ma sono felicissimo
di aver scelto questa carriera che mi ha dato delle grosse soddisfazioni
ed emozioni che vissute in prima persona rimangono incancellabili
nella memoria e nel cuore.
Sono benvoluto
ancor oggi qui a Padova, ancora c'è gente che si ricorda di me e decanta
le mie prestazioni con figli o nipoti, gente che a volte mi ricorda
dei particolari che mi riguardano e che avevo magari dimenticato in
qualche angolo della memoria.
Rivivere episodi insieme a queste persone
che ti dimostrano ancora affetto e ammirazione, condividere emozioni
che, a quanto pare, non erano solo mie, aiuta molto per continuare,
nella vita di ogni giorno, ad aver voglia e gioia di vivere; quando
cominci a trarre le somme della tua vita, capisci che anche tu hai
avuto qualche cosa da dare, che hai avuto molto, e che comunque non
hai vissuto invano.
Enzo
Romano

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